SARDIGNA NATZIONE INDIPENDENTZIA - UNIDADE INDIPENDENTISTA

Su Forum de sos Indipendentistas Sardos / Il Forum degli Indipendentisti Sardi


    Su bonu coru de su guvernu italianu: SU RAJU

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    Marku

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    Su bonu coru de su guvernu italianu: SU RAJU

    Messaggio  Marku il Mer Mag 13, 2009 12:26 pm

    DOSSIER
    Centrali in Puglia, Sardegna e Piemonte
    contro i rischi di terremoti e inondazioni
    La mappa dell'Enea. L'innalzamento dei mari mette fuori gioco larghi tratti di costa di MAURIZIO RICCI
    ROMA - In Sardegna, dalle parti di S. Margherita di Pula a sud. O anche sulla costa orientale, fra S. Lucia e Capo Comino. O più giù, davanti a Lanusei, alla foce del Rio Mannu. In Puglia, sulla costa di Ostuni. Lungo il Po, dal vercellese fino al mantovano, dove già esistevano le centrali di Trino e di Caorso. I siti dove localizzare le nuove centrali sono pochi e rischiano di essere molto affollati. Nei prossimi mesi, dovranno essere stabiliti i parametri, in base ai quali decidere dove collocare le future centrali. Sarà una fase di intenso mercanteggiamento con le autorità e le comunità locali, ma i margini di manovra sono ristretti anche dalla particolare conformazione geologica e costiera italiana.
    Si può partire dalla mappa dei possibili siti che il Cnen (poi diventato Enea) disegnò negli anni '70. E' una mappa, però, largamente superata dagli eventi. In molte aree si è moltiplicata la densità abitativa, che il Cnen considerava un parametro sfavorevole. Soprattutto, è cambiato il rapporto con l'acqua. Le centrali hanno bisogno di molta acqua per raffreddare i reattori (questa acqua circola, naturalmente, fuori dal reattore) e, per questo vengono, di solito, costruite vicino ai fiumi o al mare. Il rischio, quando si tratta di fiumi, sono le piene, più frequenti negli ultimi decenni. Ma è un pericolo relativo: la centrale di Trino Vercellese, sette metri sopra il livello del Po, è sopravvissuta all'asciutto a due piene catastrofiche. Il problema, in realtà, non è troppa acqua, ma troppo poca. Il riscaldamento globale sta diminuendo la portata dei fiumi e c'è il dubbio che, in estate, la portata del Po non sia sufficiente per il raffreddamento delle centrali, mentre, contemporaneamente, si acuisce il problema di salvaguardare le falde acquifere, ad esempio in una zona di risaie, come il vercellese.

    L'alternativa sono le coste e l'acqua del mare. Ma il riscaldamento globale innalzerà progressivamente, nei prossimi decenni, il livello dell'Adriatico, del Tirreno e dello Jonio, ponendo a rischio allagamento centrali costruite per durare, mediamente, una cinquantina d'anni. Il Cnen, ad esempio, aveva indicato fra le aree più idonee il delta del Po e quello del Tagliamento, nell'Adriatico settentrionale. Ma il suo successore, l'Enea, definisce tutta la costa adriatica a nord di Rimini come la zona italiana a più alto pericolo di allagamento, con un innalzamento - minimo - del livello del mare di 36 centimetri. In effetti, quest'altra mappa dell'Enea ripercorre gran parte della costa italiana. Sia Piombino che l'area della vecchia centrale di Montalto di Castro, nel Lazio, ad esempio, scontano un innalzamento minimo del livello del mare di 25 centimetri.
    E lontano dalle coste? Qui, il problema sono i terremoti. Sono poche, come mostra la storia recente e meno recente, le zone italiane esenti dal rischio sismico. Secondo la carta dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, davvero al riparo dai tremori della terra ci sono solo, oltre alla Sardegna, l'area di confine fra Piemonte e Lombardia e l'estremo lembo della Puglia. Naturalmente, una centrale può essere costruita con le più avanzate tecniche antisismiche. Qui, però, il problema non è tanto - o soltanto - l'eventualità di uno scuotimento catastrofico, che spacchi il reattore e riversi all'esterno la radioattività. Il problema sono fenomeni che compromettano il funzionamento del reattore. In Giappone, la più grande centrale atomica al mondo (Kashiwazi-Kariwa, non lontana da Tokyo) è ferma da due anni, in seguito ad un terremoto. L'impianto era stato costruito per reggere terremoti fino al grado 6 della scala Richter, ma si è rivelato un parametro ottimistico. Il terremoto del 2007 è stato pari a 6,8 gradi, una differenza enorme: dato che la scala è logaritmica, un grado in più significa un terremoto trenta volte più distruttivo. Non ci sono stati pericoli alla salute pubblica o fughe di radioattività, ma la Tepco (Tokyo Electric Power) ha dovuto, dal luglio del 2007, fermare i reattori, con un danno economico di quasi 6 miliardi di dollari, solo nel primo anno. Solo in questi giorni la Tepco si prepara a riavviare uno degli otto reattori della centrale.
    Se sovrapponete la mappa dell'Enea sull'allagamento delle coste a quella dell'Istituto di geofisica, le aree a totale sicurezza (a prescindere dagli altri possibili parametri) che ne risultano sono quelle poche zone della Sardegna, della Puglia e del corso del Po. Qui, presumibilmente, si dovrebbero concentrare le centrali del piano nucleare italiano. Ma quante? Il governo ha finora parlato di quattro centrali. L'obiettivo dichiarato, tuttavia, è arrivare a soddisfare, con il nucleare, il 25 per cento del fabbisogno elettrico italiano. Le quattro centrali di cui si è, finora, parlato, arrivano, però, a poco più di un terzo. Secondo le previsioni della Terna, che gestisce la rete italiana, infatti, il fabbisogno elettrico italiano richiederà, già nel 2018, una potenza installata di 69 mila Megawatt. Le quattro centrali prospettate - che, peraltro, anche nell'ipotesi migliore, sarebbero completate 7-8 anni più tardi del 2018 - ne offrono solo 6.400, cioè il 9,2 per cento. Per arrivare al 25 per cento del fabbisogno, occorrono 17.500 Megawatt di potenza, quasi il triplo. In buona sostanza, per centrare quell'obiettivo non bastano quattro centrali da 1.600 Mw, come quelle ipotizzate finora. Ce ne vogliono 11.
    Tutte in Sardegna, Puglia e Piemonte? E a quale costo? L'industria francese calcola, oggi, per la costruzione in Francia di una centrale tipo quelle italiane, un costo minimo di 4,5 miliardi di euro. I tedeschi di E. On scontano, per la costruzione di una centrale analoga, in Inghilterra, un costo di 6 miliardi di euro. Se si ritiene più attendibile, nel caso italiano, la valutazione di E. On per la centrale inglese, il costo complessivo dei quattro impianti italiani sfiora i 25 miliardi di euro. Per 11 impianti, da varare in rapida successione, si arriva vicini a 70 miliardi di euro, una cifra superiore al 4 per cento del prodotto interno lordo nazionale.
    (13 maggio 2009)


    Ultima modifica di Marku il Mer Mag 13, 2009 3:51 pm, modificato 1 volta
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    eleonora

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    Re: Su bonu coru de su guvernu italianu: SU RAJU

    Messaggio  eleonora il Mer Mag 13, 2009 1:35 pm

    qui non si parla del 4 x cento di impegno lordo nazionale ma,
    MA SI PARLA DELLA NOSTRA SALUTE DELLA SALUTE DEI NOSTRI FIGLI E DI CHI VERRà DOPO DI NOI.
    (avevo già postato l'argomento,ma su sardu si movidi candu tenidi su fogu a is'peisi)

    vedrai il governo e i governanti troveranno modo anche stavolta di chetarci,magarici "daranno"in cambio qualcos'altro
    a si fueddai

    Marku

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    risu o prantu?

    Messaggio  Marku il Mer Mag 13, 2009 11:10 pm

    Saludi Lianora, mi pariri ca Cappellacci dhi poneus una cantzoni, imoi no mi 'enniri in sardu, ma si dha nau in italiota: ragazzo che sorridi, non avverrà mai piu' che resti senza sole la nostra gioventu'... Prus che unu raju, dhi depiri beni sa rabiu! ti pariri? Saludus indipendentistas.
    PS: Portu Turre, Chirra, Sarrock, Porto Vesme, est sa morti nostra chi bollinti!
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    MARIO FLORE

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    Re: Su bonu coru de su guvernu italianu: SU RAJU

    Messaggio  MARIO FLORE il Gio Mag 14, 2009 8:27 pm

    Marku ha scritto:Saludi Lianora, mi pariri ca Cappellacci dhi poneus una cantzoni, imoi no mi 'enniri in sardu, ma si dha nau in italiota: ragazzo che sorridi, non avverrà mai piu' che resti senza sole la nostra gioventu'... Prus che unu raju, dhi depiri beni sa rabiu! ti pariri? Saludus indipendentistas.
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    Salude Marku
    Inoke non bi kere ne gotzos e ne kanzones komo ABBERU bi kerete OMINES kun atributos immesu de is kambas e feminas kun pettorras
    KIRKAMUS de attoviare pro ABBOKINARE ka non kerimos su NUCLEARE

    Marku

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    su dannu e sa beffa=bregungia

    Messaggio  Marku il Ven Mag 15, 2009 11:03 am

    «È inaccettabile che la Provincia faccia dei controlli sulla ex centrale Monteponi, oggi di proprietà dell'Eurallumina, quando proprio il direttore dell'Eurallumina fa parte dell'esecutivo provinciale, nella veste di assessore alle Attività Produttive»: l'attacco frontale arriva da Portoscuso, dal consigliere di minoranza Angelo Cremone, che già all'indomani della nomina dei nuovi assessori aveva fortemente criticato le scelte di Gaviano. «Sono costretto ad informare il Noe - dice Cremone - niente di personale ma il dato di fatto è che c'è una sovrapposizione tra i controllori e i controllati». Nei giorni scorsi Provincia, con Arpas e Eurallumina hanno fatto un sopralluogo nella ex centrale Monteponi, garantendo l'inaccessibilità dello stabile ed effettuando diversi prelievi, uno sulle acque depositate nel piano inferiore ed uno sui pannelli del soffitto, inviato ai laboratori Arpas di Oristano per verificarne la composizione. Prossimamente si dovrebbero conoscere i risultati delle analisi sui campioni della ex centrale, intanto si attendono i risultati per la sostanza grigia rinvenuta a Portovesme e il fiumiciattolo rosso di Corongiuali. (a.pa.)

    15/05/2009

    Saludi Mario, femu pensendi a sa dì, po fai cust'attobiu in Portu'e Iscusi, po donai tempus femu pensendi a su binti cuatru de custu mesi, ca est de dominigu es eus prus liberus totus, diacci provaus a pinnicai custus atrus indipendentistas dromius chi nci funt in su Sulcis de SNI e de IRS.Diacci chi seus de accordu ndi incumintzu a chistionai cun Angelo Cremone, po cuncordai una cosa prus sustantziosa. Saludus indipendentistas

    Marku

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    ligea, ligea

    Messaggio  Marku il Ven Mag 15, 2009 11:38 am

    venerdì 15.05.2009 ore 10.31
    Dalla battaglia sulle scorie fino al progetto di Scajola
    Bassa densità della popolazione e rischi sismici quasi nulli rendono l'isola un'area ideale
    di Piero Mannironi

    SASSARI. Alla Sardegna ci aveva già pensato negli anni Settanta il Cnen (Comitato nazionale energia nucleare), la creatura di Felice Ippolito, che sviluppò un piano nucleare nazionale e diede vita ai progetti delle centrali di Trino Vercellese, Garigliano e Latina. La filosofia di Ippolito era in fondo la stessa di Enrico Mattei: creare l’indipendenza energetica del nostro Paese. Uno credeva nel petrolio, l’altro nell’atomo. Sogni drammaticamente spezzati: Mattei morì in un misterioso incidente aereo nel 1962 e Ippolito finì in carcere dopo un processo-farsa, nel quale venne condannato a undici anni per irregolarità nella gestione del Cnen. Nel ’66 fu graziato dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Secondo molti analisti, in quegli anni si giocò una partita politica nella quale si affermarono gli interessi di alcuni gruppi industriali che volevano gestire i colossali interessi legati al petrolio e all’e nergia.
    La Sardegna, dunque, aveva un ruolo centrale nella mappa disegnata dal Cnen. Erano addirittura tre i siti considerati ideali per la costruzione di centrali nucleari: Santa Margherita di Pula, Capo Comino e Barisardo. Per i tecnici del Comitato nazionale per l’e nergia nucleare erano perfettamente rispettati i tre parametri teorici: rischio sismico nullo, scarsa densità abitativa e la vicinanza con l’acqua.
    La Sardegna sembrò poi diventare marginale nelle politiche energetiche fondate sull’atomo. Eppure, paradossalmente, è stata la regione italiana che ha vissuto una vera “stagione nucleare”, con tutto il corredo di rischi annessi. Le logiche della geopolitica e quelle militari hanno infatti sempre minimizzato e occultato i pericoli legati alla presenza nei nostri mari di quei reattori nucleari ambulanti montati a bordo dei sommergibili americani “ hunter killer” che avevano sede alla Maddalena. Eppure, a sentire gli scienziati, il cuore atomico dei sommergibili della Us Navy è estremamente più pericoloso di un reattore di una centrale nucleare civile.
    L’autorithy americana che regola tutti gli standard di sicurezza negli impianti nucleari civili, la Nuclear Regulatory Commission, impone un sistema di raffreddamento del reattore d’emergenza, chiamato in codice Eccs. Un sistema creato proprio per proteggersi dai cosiddetti Loca, acronimo che sta per “Loss of coolant accident” , cioé incidente per perdita di liquido refrigerante. Ebbene, per motivi di spazio, l’Eccs non è montato sui sottomarini.
    Ma un problema ha recentemente risvegliato le coscienze dei sardi per quanto riguarda il nucleare. Ed è quello delle scorie. Come si sa, le centrali producono scorie radioattive che è impossibile smaltire. L’unico sistema è quello di stoccarle in un luogo protetto. Un problema che in Italia non è mai stato risolto. Dopo il referendum del 1987, tonnellate di spazzatura nucleare attende inutilmente di essere messa in sicurezza in un unico sito nazionale. La società creata ad hoc, la Sogin, non c’è mai riuscita. Eppure i suoi costi pesano per circa 600 milioni di euro l’anno sulle nostre bollette elettriche.
    Nel 2003 il governo Berlusconi investì di poteri speciali il direttore della Sogin, il generale Carlo Jean, per risolvere definitivamente un problema divenuto incandescente: entro il giugno di quell’anno doveva essere trovata una “casa” unica per l’eredità nucleare italiana, all’incirca 55.000 metri cubi di scorie conservate in vari siti sparsi per la penisola. «Noi - disse diplomaticamente Jean - ci limiteremo a indicare il luogo più adatto secondo criteri tecnico-scientifici, sarà poi il Governo a decidere». Il presidente della commissione Ambiente, Pietro Armani, invece fu molto chiaro: «La scelta dovrebbe ricadere sulle strutture del demanio militare, con caratteristiche di sicurezza adeguate. Ad esempio, si potrebbe pensare ad alcuni poligoni di tiro, ce ne sono di molto vasti. Naturalmente, bisognerà scegliere zone geologicamente stabili con una bassa densità di popolazione».
    Insomma, era la fotografia della Sardegna. Ma fu anche la scintilla di una reazione popolare incredibilmente vasta e determinata che incendiò il clima politico e spiazzò il governo. Si pensò allora a Scanzano Jonico, ma anche lì la gente scese in piazza e Berlusconi alla fine si arrese. Jean fu allora silurato e, quasi con una perfida vendetta, disse l’11 dicembre al Corriere della Sera: «Per il deposito delle scorie avevamo pensato alla Sardegna nord-orientale». Le bugie del governo furono così smascherate.
    Ora ci risiamo. Ecco così riemergere il potenziale ruolo strategico della Sardegna. Subito dopo la vittoria elettorale il centrodestra riapre subito la partita del nucleare e filtrano i nomi di quindici siti possibili. Nell’isola c’è Cirras, tra Oristano e Arborea. Le smentite governative sono imbarazzate, poco convinte. Come è poco convincente il ministro Scajola nel suo raid elettorale per le regionali sarde. Il 27 gennaio, a Cagliari, dice infatti: «Non spetta al governo decidere dove saranno costruite le centrali nucleari, ma saranno gli enti locali, con le società che intendono investire in energia, a valutare le condizioni di sicurezza e, con i benefici sulle popolazioni, quali saranno le collocazioni. Non mi pare che qualcuno abbia parlato di collocare una centrale nucleare in Sardegna». Dopo le promesse mancate per la chimica sarda è davvero difficile credergli. Il 4 marzo scorso, infine, Enzo Boschi, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia dice in Commissione ambiente del Senato che la Sardegna è perfetta per ospitare le centrali nucleari. Gli ambientalisti rispondono diffondendo uno stralcio dell’intervista rilasciata da Boschi l’8 settembre 2008 alla Stampa: «Anch’io ho fatto tutto quello che in genere si fa per fare carriera. Ho leccato il sedere quando c’era da leccarlo, ho assecondato, ho chinato la testa: non ho paura a negarlo».
    (14 maggio 2009)

    Fortzis sa Nuova, si nd’est iscadescia de dhu poni in craru chini at nau ca nou, po scorias e po raju, a parti PRC sarda, movimentus ambientalistas e is indipendentistas no s’est biu nemus, is calabresus s’incappara ge si funt fuirruas prus de nosus! Saludus indipendentistas.
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    MARIO FLORE

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    Re: Su bonu coru de su guvernu italianu: SU RAJU

    Messaggio  MARIO FLORE il Ven Mag 15, 2009 4:56 pm

    Marku ha scritto:«È inaccettabile che la Provincia faccia dei controlli sulla ex centrale Monteponi, oggi di proprietà dell'Eurallumina, quando proprio il direttore dell'Eurallumina fa parte dell'esecutivo provinciale, nella veste di assessore alle Attività Produttive»: l'attacco frontale arriva da Portoscuso, dal consigliere di minoranza Angelo Cremone, che già all'indomani della nomina dei nuovi assessori aveva fortemente criticato le scelte di Gaviano. «Sono costretto ad informare il Noe - dice Cremone - niente di personale ma il dato di fatto è che c'è una sovrapposizione tra i controllori e i controllati». Nei giorni scorsi Provincia, con Arpas e Eurallumina hanno fatto un sopralluogo nella ex centrale Monteponi, garantendo l'inaccessibilità dello stabile ed effettuando diversi prelievi, uno sulle acque depositate nel piano inferiore ed uno sui pannelli del soffitto, inviato ai laboratori Arpas di Oristano per verificarne la composizione. Prossimamente si dovrebbero conoscere i risultati delle analisi sui campioni della ex centrale, intanto si attendono i risultati per la sostanza grigia rinvenuta a Portovesme e il fiumiciattolo rosso di Corongiuali. (a.pa.)

    15/05/2009

    Saludi Mario, femu pensendi a sa dì, po fai cust'attobiu in Portu'e Iscusi, po donai tempus femu pensendi a su binti cuatru de custu mesi, ca est de dominigu es eus prus liberus totus, diacci provaus a pinnicai custus atrus indipendentistas dromius chi nci funt in su Sulcis de SNI e de IRS.Diacci chi seus de accordu ndi incumintzu a chistionai cun Angelo Cremone, po cuncordai una cosa prus sustantziosa. Saludus indipendentistas
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    bandara beni

    Messaggio  Marku il Ven Mag 15, 2009 6:11 pm

    Saludi Mario, apu giai mandau su sitzigorru a Angelo, apena isciou calincuna cosa fatzu trabballai de prus su pc, e ap'a mandai sitzigorrus unu pagu a totus.saludus indipendentistas.

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